Incontinenza urinaria nel cane
- Dott.ssa Alessia Guareschi

- 29 ago 2025
- Tempo di lettura: 3 min
L’incontinenza urinaria (IU) è un disturbo della minzione caratterizzata dalla perdita passiva e involontaria di urina; può avere un impatto importante sulla qualità di vita del paziente e sulla gestione da parte del proprietario, specialmente nei casi più gravi, con maggiore ansia e agitazione del cane colpito e aumento di infezioni del tratto urinario e della cute.
Le cause sono molteplici e possono essere funzionali, meccaniche o neurogene; possono inoltre essere congenite (quindi presenti già dalla nascita del cane) oppure acquisite (quindi che si instaurano durante la vita dell’animale).
Le femmine sono maggiormente colpite rispetto ai cani maschi:
Dal 3 al 20% delle cagne sterilizzate sviluppa una forma di incontinenza: alcuni studi scientifici riportano una diminuzione dell’incidenza dell’incontinenza con l’aumento dell’età alla sterilizzazione e un aumento del rischio associato ad un maggior peso corporeo al momento dell’intervento chirurgico: per questo è sempre importante valutare caso per caso, prendendo in considerazione la reale necessità di sterilizzare, le predisposizioni di razza per l’incontinenza (per esempio Dobermann e Pinscher), la volontà di prevenire tumori di origine ormonale.
In linea generale sarebbe opportuno non sterilizzare prima del primo calore.
Nel cane maschio invece studi recenti non indicano una correlazione statisticamente significativa tra castrazione e sviluppo di incontinenza, infatti solo un quarto dei cani incontinenti risulta castrato. Sicuramente il rischio di sviluppare incontinenza aumenta con l’età.

Diagnosi
Per la diagnosi, come in medicina umana, e' fondamentale seguire un approccio a step.
Prima ancora della visita clinica, il segnalamento e la raccolta di informazioni anamnestiche risultano determinanti: infatti spesso questa condizione viene sottostimata da parte del proprietario, non riconosciuta come un problema da riferire al Medico Veterinario oppure non notata, soprattutto per quei cani che vivono prevalentemente all’esterno.
Dopodiché si procede con la visita clinica che comprende un esame fisico generale e un esame obiettivo particolare dell’apparato urinario esterno.
Con gli esami ematobiochimici e delle urine si escludono patologie che possono portare ad un aumento dell’assunzione di acqua e della minzione, mentre con un esame colturale delle urine si escludono infezioni delle vie urinarie.
Se tutti questi esami sono nella norma, in un cane giovane con incontinenza il primo sospetto è un’anomalia anatomica, dunque è necessario ricorrere ad approfondimenti diagnostici (ecografia ed eventualmente uroTAC e/o uretrocistoscopia).
Se si rileva una patologia congenita risolvibile chirurgicamente si procede in tal senso, altrimenti in un paziente sterilizzato si sospetta un'incontinenza post-castrazione ed è bene iniziare la terapia con fenilpropanolamina, farmaco di prima scelta per questo tipo di problematica: l’efficacia media è superiore al 75% e, se la terapia è condotta con rigore, si arriva a una continenza nel 97% dei cani. Inoltre, spesso la continenza si recupera in 72 ore, in alcune cagne anche in giornata, favorendo la compliance e la gestione del proprietario.
Alla terapia medica è importante associare modifiche gestionali come l’attività fisica regolare e la perdita di peso. Dopo la stabilizzazione spesso è possibile ridurre la dose del farmaco e la frequenza di somministrazione. Saranno quindi necessari follow up regolari per valutare l’efficacia della terapia medica, gestionale e/o chirurgica.




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